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dicembre 2009

Sant'Eustorgio, a Milano   versione testuale

NEL CUORE ANTICO DI MILANO SULLE TRACCE DEI MAGI

Nel quartiere Ticinese, centro della vita notturna e dei divertimenti, una basilica millenaria tramanda la tradizione dei Magi e sperimenta nuove forme di annuncio del Vangelo
 
Al loro ingresso in diocesi, i nuovi vescovi di Milano iniziano il percorso verso il duomo e la cattedra di Ambrogio muovendo da una basilica un tempo periferica, quella di Sant'Eustorgio, nel cuore del quartiere Ticinese. Maestosa e solenne, carica di storia e ricca di tradizioni, la basilica difende il proprio ruolo di polo di evangelizzazione capace di lasciare il segno in una società distratta e apatica quale può apparire quella della Milano dei "danée", dei soldi e del successo.
 
Una società assetata, al contrario, di cose alte, desiderosa di annuncio e di certezze, ben disposta -in fondo- a riconoscersi parte integrante di una Chiesa «non clericale ma ecclesiale, forte dell'ecclesialità dei laici», non si stanca di ripetere il parroco don Piergiorgio “PiGi” Perini.
 
In effetti il cuore della Milano cristiana ha cominciato a battere esattamente qui ancora in epoca apostolica, ed è giusto perciò che sia questo tempio ad accogliere "i novelli pastori della Chiesa di Eustorgio e di Carlo" diretti verso la sede vescovile ambrosiana. Lo sottolinea una lapide collocata all'interno, accanto all'ingresso centrale.
 
Eustorgio fu il nono vescovo di Milano, eletto nel 343. Funzionario imperiale al pari di Ambrogio, trovò terreno fertile per la sua azione pastorale: la giovane Chiesa della quale assumeva la guida era stata fondata nel I secolo da Barnaba, discepolo di Paolo di Tarso. Barnaba raccoglieva i fedeli in questo angolo fuori mano della Mediolanum romana, suolo paludoso, zona cimiteriale lambita da una roggia -la Vettabbia, oggi interrata- dalla quale derivava l'acqua che alimentava il primo battistero della neonata comunità di credenti, una vasca coeva dei reperti rinvenuti sotto l'altare maggiore e la navata della basilica odierna.
 
LA LUNGA SOSTA DEI MAGI
«E' un cimitero paleocristiano del I secolo» puntualizza Luciano Formica, docente all'Accademia di Brera. «Ne sono stati scavati 180 metri quadri, ma molto resta da scoprire». In superficie, sulla destra dell'altare maggiore, alla parte superstite di quella che fu la chiesa del IV secolo ecco il monumento che chiarisce perché, secondo la vulgata corrente, questa di Sant'Eustorgio è detta la basilica dei Tre Re Magi. "Sepulcrum Trium Magorum", recita la scritta in alto sul blocco di marmo fasciato del Peloponneso, imponente, enorme.
 
Sotto Natale, visitare uno dei luoghi indirettamente collegati, secondo la tradizione, alla Natività di Cristo è garanzia di forte emozione. Che importa se il sepolcro è vuoto e i corpi dei quelli che furono ritenuti i tre sapienti che avevano reso omaggio al Bambino riconoscendone la divinità non sono più in quest'arca?
 
Che importa se il Barbarossa li portò a Colonia, nel 1164? «Fu un viaggio in dodici tappe, ma l'itinerario esatto dalla Vettabbia al Reno non ci è dato di conoscerlo», ammette Luciano Formica.
Resta il Sepulcrum e rimane intatta la memoria dei Magi non solo -sia chiaro- in queste settimane di festa e di rievocazione della nascita del Bambino. Il legame solido tra la città e i Magi non viene intaccato dalle incertezze che circondano l'arrivo a Milano dei corpi dei sapienti confluiti a Betlemme dall'Oriente seguendo una stella.
 
«Eustorgio avrebbe avuto in dono dall'imperatore Costante le reliquie dei Magi in occasione del suo viaggio a Costantinopoli, prima di insediarsi vescovo di Milano», scriveva 40 anni fa monsignor Paolino Spreafico nel libro dedicato alla basilica.
 
«Deposte le reliquie in una grande arca marmorea, dalla Dalmazia Eustorgio sarebbe sbarcato in Abruzzo. Un lupo attaccò e uccise uno dei buoi. Eustorgio, aggiogata la belva al posto del bue, arriva a Porta Ticinese nei pressi del fonte detto di san Barnaba, sacro per i battesimi dei primi cristiani, e l'arca si appesantisce in modo tale da non poter essere più rimossa. E' il segno di Dio. Sarebbe sorta così la basilica dei Magi».
 
QUELLA LUCE NELLA NOTTE
La basilica e la parrocchia che di Eustorgio e dei Magi sono  oggi un faro che irradia la luce e il prestigio della primogenitura cristiana, pietra miliare di un percorso di evangelizzazione che si protrae da duemila anni.
 
Siamo in una parrocchia che sa accogliere, una comunità che non chiude le porte a nessuno. Perché a volte è facile aprirsi missionariamente ai lontani in senso geografico (obiettivo che non viene trascurato, e ne fanno fede l'assistenza alle missioni nelle Filippine e in Kenia, le adozioni, gli aiuti in denaro, gli oltre 13 mila pacchi inviati dal 1982 ad oggi) ma diventa problematico riservare uguale sollecitudine a quanti ti stanno attorno, fossero anche i giovani nella movida notturna del Ticinese.
 
Per loro, e non solo, vale l'iniziativa "Una luce nella notte" il terzo sabato di ogni mese: chiesa aperta fino a notte fonda, possibilità di parlare con un prete, di confessarsi se si vuole, di pregare, di adorare il Santissimo.
 
«I Magi erano andati da Gesù per adorarlo», ricorda don PiGi. «Questi giovani capiscono, qualcuno ritorna, per qualcun altro facciamo la proposta delle cellule e attendiamo i risultati. Buttiamo la rete, gettiamo il seme. I frutti arrivano dalla Provvidenza secondo i disegni dello Spirito Santo. La chiesa è piena, a volte strapiena. Confidiamo che coloro che abbiamo evangelizzato diventino a loro volta evangelizzatori. Il risultato è nelle mani di Dio, ma vale la pena di impegnarsi».
 
Le cellule di evangelizzazione -iniziativa partita 22 anni fa e insignita il 29 maggio scorso dal riconoscimento formale da parte del Pontificio Consiglio per i laici- sono il fiore all'occhiello della parrocchia, il coronamento dell'incessante dedizione pastorale di don Perini, prete che ha sempre desiderato una comunità viva, gioiosa, innamorata di Gesù, nella quale tutti possano scoprire la comune vocazione all'annuncio.
 
La parrocchia diventa in tal modo famiglia di Dio, casa di famiglia fraterna e accogliente, comunità di fedeli ognuno dei quali ha un posto speciale, un'attenzione personale alle necessità, ai doni, ai limiti, ai desideri.
Oggi le cellule sono 150, ognuna composta mediamente da dieci persone, il che comporta il coinvolgimento di 1500 uomini e donne. «Sono frequentate da peccatori, perché tutti siamo tali, ma sono luoghi di santità», non si stanca di ripetere don PiGi.
 
La dinamica parrocchiale ruota così attorno alle cellule, ai loro 9 leader di area (Guido Pezzoni commerciante, Paola Marangioni medico, Roberto Vita ingegnere, Sergio Corti pensionato, Linda Scuffi insegnante, Luigi Mariani bancario, Gaetano Cammarata designer, Pippo Crosa imprenditore, don Zibi Wadolowski sacerdote, responsabile delle cellule degli adolescenti e dell'oratorio dove si preparano alla cresima e alla prima comunione 106 ragazzi) e agli altri preti.
 
Adriana Castelli, che si occupa della catechesi degli adulti con incontri "su misura", funge da segretaria, e la riunione di cellula esecutiva del lunedì sera è prezioso momento di preghiera, confronto, per tracciare i percorsi dell’annuncio.
 
UN’EVANGELIZZAZIONE CAPILLARE
Il ruolo centrale è riservato all'Eucarestia, poi c'è l'incontro personale con Cristo, l'azione dello Spirito «agente e attore dell'evangelizzazione», la disponibilità all'accoglienza.
 
Durante le celebrazioni liturgiche il sacerdote ha cura di non mettere a disagio chi si trovasse in una condizione di irregolarità, anzi per tutti ci sarà una preghiera.
 
Costante la dedizione delle cellule («pilastro della nostra evangelizzazione», insiste il parroco) per l'adorazione eucaristica, per il Corso Alpha di attenzione ai lontani, per il gruppo missionario, per la S. Vincenzo e le opere di carità, per il corso per i fidanzati (se ne occupa il diacono Crosa, 250 coppie preparate in sette anni), per la sensibilizzazione nei confronti dell'adesione all'8xmille a favore della Chiesa cattolica, nonché alle offerte per il  sostentamento dei sacerdoti secondo le indicazioni della Cei.
 
In questo, la parrocchia di Sant'Eustorgio è una delle più attive nel quadro di una diocesi tradizionalmente generosa come quella ambrosiana.
 
Impegnativo, far parte di una cellula? Sì. Faticoso, esserne leader? Faticosissimo, ma come dice Adriana Castelli, «bisogna saper obbedire al proprio parroco». Il quale sorride della freddezza, o peggio, che circondò all'inizio la sua proposta. «Cusa l'è che al gha?», chiedeva la gente. «L'é deventà matt?» No, era solo che lui, prete, si scopriva attonito per le potenzialità che avvertiva tra i laici.
 
Nell'imminenza del Natale per le cellule e per tutta la parrocchia l'impegno raggiunge il culmine, in perfetto recepimento dell'eredità di fede trasmessa agli albori del cristianesimo da Barnaba. Eustorgio, poi, ha fatto la sua parte. Sepolto in basilica, attende la risurrezione assieme ad altri tre santi vescovi di Milano, Onorato, Magno ed Eugenio.
 
Tra breve, comunque, i Magi saranno di nuovo in Sant'Eustorgio: il giorno dell'Epifania in ossequio ad una tradizione attestata dal Medioevo si svolgerà il corteo in costume che da piazza Duomo, dopo una sosta a S. Lorenzo, raggiungerà la basilica dove la tradizione vuole che i Tre Re abbiano avuto la tomba.
 
E' giusto che almeno per un giorno -nella persona dei figuranti- tornino a casa, sul luogo dove la Milano cristiana duemila anni fa muoveva i primi passi.
                                         
 
Scheda parrocchia
 
UNA STORIA MILLENMARIA NELLA METROPOLI CHE CAMBIA
 
Territorio: la chiesa è al centro di Milano a ridosso di Porta Ticinese. Restituita nel 1787 dopo l'esodo dei Domenicani (occupavano l'attiguo convento fondato da Domenico di Guzman).
Abitanti: poco meno di 3500 abitanti.
Parroco: da ottobre 1977 don Piergiorgio Perini, chiamato affettuosamente don PiGi.
Sacerdoti coadiutori: il polacco don Zbigniew Wadolowski, don Chrétien (per tutti Cristiano) Ekume Azali che proviene dalla Repubblica democratica del Congo e don Luigi Bonarrigo, milanese ma incardinato nella diocesi francese di Albi. Diacono permanente: don Pippo Crosa.
Storia: la basilica sorge su un cimitero paleocristiano del I secolo. I resti della primitiva chiesa del VI secolo sono visibili sotto l'abside. Sul campanile fu installato nel 1309 il primo orologio meccanico da torre d'Italia e d'Europa.
                                    
 
Il riscontro scientifico
‘Porpora antica’ nei resti dei Magi
 
I corpi di quelli che sono comunemente definiti i Tre Re Magi sono custoditi oggi non più a Sant’Eustorgio a Milano, ma in un reliquiario collocato dietro l'altare maggiore del duomo di Colonia. A quale periodo storico vanno attribuiti quei resti?
 
Stando agli esami più accurati eseguiti su frammenti dei tessuti che li avvolgono, dobbiamo risalire ad un'epoca antecedente il 150 dopo Cristo. Ricerche effettuate nei laboratori della Bayer hanno infatti appurato la presenza della cosiddetta "porpora antica", un tempo riservata alle vesti dei massimi dignitari e poi non più prodotta.
 
Altre indagini hanno messo in luce che si tratta di tessuti fabbricati in Siria, a Palmira, all'inizio del II secolo. La porpora e i filamenti di oro inducono ad ipotizzare la provenienza dai laboratori reali di quella città, ospitati in un edificio andato distrutto verso il 270. «Ma per chiarire la questione dell'autenticità storica delle reliquie -osservano gli specialisti tedeschi- dovremmo disporre di cognizioni assai più vaste».
di Antonio Giorgi
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