Newsletter In Cerchio - Settembre 2014 - Numero X - Anno XII
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Le parole del Giubileo: "A" come "accoglienza"   versione testuale

L’apertura della Porta Santa della Basilica di San Pietro l’8 dicembre segnerà l’inizio del Giubileo. In questo momento storico in cui prevale una cultura di corruzione, di ingiustizia, di violenza, di morte, Papa Francesco ha voluto indire un Giubileo straordinario che ha come chiave di lettura la misericordia: Misericordes sicut Pater è il motto preso dal Vangelo di Luca (LC 6,36).

Nella bolla scritta da Papa Francesco per indire l’anno santo 2016, Bergoglio scrive che la misericordia, “è la condizione della nostra salvezza… è la parola che rivela il mistero della SS. Trinità… è l’atto ultimo e supremo con il quale Dio ci viene incontro…. La misericordia non è solo l’agire del Padre, ma diventa il criterio per capire chi sono i suoi veri figli.” (Misericordiae vultus). La Chiesa diviene dunque il luogo della misericordia gratuita, dove tutti possiamo sentirci accolti, amati, perdonati, incoraggiati, per vivere la vita nuova del Vangelo. Ma anche tutti noi che ci professiamo cristiani siamo chiamati a essere misericordiosi con i nostri fratelli. In questo periodo nel quale si parla tanto di nuova evangelizzazione, Papa Francesco dice che occorrono gesti concreti che esprimano l’amore e la misericordia di Dio. Ma che cosa significa?

"A" come "accoglienza". Il nostro viaggio lungo un anno tra le parole del Giubileo inizia dalla parola “accoglienza”. Semplice da dire, difficile da concretizzare. I muri da abbattere, infatti, non sono solo quelli di pietra o cemento delle nostre case, ma anche e soprattutto quelli che ci hanno irrigidito il cuore e fatto sviluppare riluttanza, avversione, ostilità e resistenza verso lo straniero.

E’ quanto emerge da una ricerca realizzata da GFK per gli uffici SPSE nel mese di dicembre del 2014, quando ancora l’emergenza immigrati non riempiva le prime pagine dei giornali.

A fine 2014, infatti, il 62% degli italiani considerava l’immigrazione un problema per la società, convinzione decisamente meno diffusa nel 2012 (condivisa dal 51% degli intervistati) e ancor meno nel 2004 (46%). Sono di questa opinione anche la maggioranza dei cattolici praticanti (cioè coloro che vanno a messa almeno 2 volte al mese): nel 2014 infatti il 52% di loro riteneva l’immigrazione un problema, il 48% nel 2012 ed il 43% nel 2004. “Non può dirsi cristiano chi è contrario all’accoglienza” ha dichiarato recentemente il patriarca di Venezia Francesco Moraglia (Intervista, 8 settembre 2015).

Verso le periferie esistenziali. Ben venga questo Giubileo straordinario, a ricordarci che Dio ci accompagna sempre e vuole mostrarci il suo amore e la sua misericordia. Per questo ci ha inviato Gesù Cristo, suo figlio, perché diventasse il volto concreto della misericordia. E oggi Cristo ha il volto del povero, dell’emarginato, del migrante, dell’immigrato. Per un anno intero siamo dunque chiamati a convertirci e riconoscere la misericordia di Dio, ossia il perdono dei peccati, e al tempo stesso a riconoscerne che ne abbiamo bisogno. Ma soprattutto, scrive Papa Francesco, “in questo Anno Santo potremo fare l’esperienza di aprire il cuore a quanti vivono nelle più disparate periferie esistenziali, che spesso il mondo moderno crea in maniera drammatica” (Misericordiae vultus).

Spetta a noi cristiani in primis uscire, come ha fatto Gesù, verso le periferie esistenziali, guardare con misericordia alle periferie: non solo i quartieri lontani delle nostre città, ma anche i luoghi dove si concentra povertà e miseria umana. La disponibilità ad accogliere, a testimoniare la misericordia, sarà la cartina tornasole di questo anno giubilare che certamente toccherà il cuore di tutti noi.
 
 

 

 
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