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Lampedusa e Linosa


“ECCO LA MIA PARROCCHIA, LA PIU’ A SUD D’EUROPA” 
 
Don Leo Argento guida una comunità che, finita la stagione turistica, deve fare i conti con mille problemi, a comunicare dalle comunicazioni. Ma che riesce comunque a rendere visibile il Vangelo
 
Sarà il terzo Natale a Lampedusa per don Leo Argento. Quest’isola in alto mare, con i suoi 5 mila abitanti, è la porta d’Europa, la parrocchia più meridionale del vecchio continente.
 
A sud di Malta e di fronte alla Tunisia (entrambe a 100 chilometri), a sud della Sicilia (distante 200 chilometri), il Natale cambia aspetto. Ma è proprio l’inverno isolano il banco di prova più significativo per la comunità parrocchiale.
 
Partiti i turisti che d’estate quintuplicano la popolazione, con la nave che non sempre arriva, i lampedusani fanno i conti con se stesi e con l’isolamento dal mondo. 
 
Don Leo, il diacono Giovanni, saltuariamente l’angolano padre Bernard, con l’intera comunità -compresi gli aderenti a Focolarini, Azione cattolica, Rinnovamento nello Spirito e Gruppo carità- si impegnano a fondo. Sono una Chiesa visibile.
 
“Il nostro obiettivo è restituire l’isola ai lampedusani -spiega don Leo- specie ai giovani: perché questo non sia solo un posto da sfruttare per il turismo, che pure ha risollevato il tenore di vita generale. I sogni di un parroco sono tanti. Comunicare a tutti che Dio salva. E offrire non scorciatoie al benessere, ma una vita autentica”.
 
E aggiunge: “Al mio arrivo qui, grazie ai quarant’anni di generosa pastorale di padre Policardi, mio predecessore, ho trovato una comunità ben formata liturgicamente, attiva nella carità. Ma non c’è spazio per i giovani. E ce ne sono tantissimi, come in tutta la Sicilia”.
 
In parrocchia entrano solo bambini in età da catechismo, e nei movimenti prevalgono gli adulti. La chiesa, con la sua rossa cupola, è stata ricostruita grazie al contributo dell’8xmille e alla generosità dei fedeli. “Ma tranne che per l’ufficio parrocchiale, l’intera ala è pericolante -indica don Leo- Abbiamo chiesto un nuovo contributo alla diocesi per iniziare i lavori dell’oratorio e così dare il via alla pastorale giovanile”. D’Estate intanto la Casa della fraternità ospita un grest, campo estivo d’animazione salesiana per i ragazzi.
 
Ma nell’isola delle bellezze naturali “d’inverno non c’è niente -chiarisce Alessandro, giovane professore di religione- non un biblioteca, non un posto per la crescita dei giovani. Oggi sono alla mercé della tv e delle settimane senza regole che i turisti vengono a vivere qui, in costosa fuga dal loro mondo. E finita la scuola dell’obbligo, molti dei nostri ragazzi emigrano per lavorare o studiare fuori”.
 
La precocità forzata produce matrimoni fragili. In qualche caso si lotta contro mali comuni a molte isole, come depressione e alcoolismo. Le famiglie sono investite in pieno dal contrato tra mentalità tradizionale e nuovi stili di vita.
 
“Anche le comunicazioni difficili mettono alla prova la gente dell’isola -spiega Felice, ex responsabile dell’aeroporto e membro del Consigli pastorale- Dipendiamo dall’aereo e dalla nave per le scorte alimentari. Così pure per l’istruzione: Lampedusa dopo le medie offre solo un liceo scientifico e, paradossalmente, nessun istituto per il turismo. E naturalmente anche per la salute dei cittadini, visto che sull’isola c’è un poliambulatorio, ma non un ospedale”.
 
Marinella, biologa e volontaria del gruppo Carità aggiunge: “per una visita o un ricovero bisogna prendere l’aereo e pagarsi l’albergo. Un parto, ad esempio, costa ad ogni famiglia diversi milioni”. Per questo la parrocchia ha aperto un fondo che sostiene in modo capillare e discreto quelli che, al momento di curarsi non ne abbiano la possibilità. I parrocchiani sono generosi, ma il gruppo Carità si autofinanzia anche con lavori artigianali, usciti dalle mani di casalinghe, ma anche di artisti e portatori di handicap. Ci sono un centinaio di malati sull’isola, anche giovani, che il gruppo assiste nelle loro case.
 
E’ ancora la parrocchia che, col sostegno del vescovo di Agrigento, monsignor Carmelo Ferraro, che è anche membro della Consulta nazionale per la pastorale della Sanità- ha sollevato la questione dell’alto numero di lampedusani vittime di tumori. Un’incidenza legata ai fumi acri della discarica, al ricorso obbligato ai cibi conservati, ma soprattutto all’impossibilità di fare prevenzione, visto il costo del viaggio per ogni visita medica.
 
La parrocchia insegna anche questo tipo di ingerenza sociale. Liturgia e pastorale formano al senso della comunità, in controtendenza rispetto al tradizionale individualismo isolano: le corali, ma anche i pellegrinaggi, in Terrasanta e a Roma per il giubileo delle famiglie, vano in questo senso.
 
Questi appuntamenti hanno arricchito la vita comunitaria, che ha i suoi momenti di massima aggregazione nella festa della Madonna di Porto Salvo. Il suo santuario bianco ha costituito un monito all’accoglienza e alla convivenza di popoli diversi. E anche in tempi recenti li ha fatti valere.
 
“Qualche anno fa -ricorda Maurizio, ventenne impegnato in parrocchia e guida di Legambiente- arrivarono navi cariche di immigrati, e a centinaia, vennero internati dietro alti reticolati, all’aperto. I lampedusani portarono di persona alimenti e coperte. E così pretesero subito più dignità per il campo di accoglienza. Così la situazione migliorò. Anche oggi immigrati continuano ad arrivare, in due o sa soli, su barche spaventose”.
 
E come lungo altre frontiere di mare europee, da Otranto allo stretto di Gibilterra, non è infrequente veder affiorare i corpi degli annegati. Vengono sepolti su un lato del cimitero di Lampedusa.
 
A questo microcosmo mobile e solidale don Leo dedica la sua vita. Sull’isola una canonica non c’è. “Ma la comunità non mi fa mancare niente” dice lui stesso. Don Leo somma al suo lavoro di parroco anche l’incarico di vicario foràneo delle isole Pelagie, cioè collaboratore del vescovo con compiti di raccordo con l’altra realtà dell’arcipelago, Linosa.
 
DUE PARROCCHIE TRA L’EUROPA E L’AFRICA
Lampedusa
Parrocchia di San Gerlando
Diocesi: Agrigento
Parroco: don Leopoldo Argento
Abitanti: 5 mila
Territorio: 20 kmq
Distanza dalla Sicilia: 200 km a sud
Collegamenti: aereo (con Palermo), nave e aliscafo con Porto Empedocle e Linosa
Attività economiche: turismo, pesca, industria conserviera
Festa patronale: pellegrinaggio al santuario marino della Madonna di Porto Salvo, il 22 settembre
 
Linosa
Parrocchia di San Gerlando
Diocesi: Agrigento
Parroco: fa le sue funzioni, don Giuseppe Coppola, amministratore
Abitanti: 400 circa
Territorio: 5,4 kmq
Distanza dalla Sicilia: 150 km a sud
Collegamenti: nave e aliscafo con Lampedusa e Porto Empedocle
Attività economiche: turismo, agricoltura
Festa patronale: Madonna del mare, l’ultima domenica di luglio
 
 
Il santuario mariano di Porto Salvo
LA PROTETTRICE DI CHI ARRIVA DAL MARE
 
Il culto di un’immagine mariana a Lampedusa, nelle grotte meridionali, risale a prima del Mille. La Vergine e il Bambino, con santa Caterina d’Alessandria, portati dal Medio Oriente, resero sacro il luogo. I naufraghi in cerca di scampo, gli schiavi in fuga, cristiani o musulmani, sbracando alle grotte della Madonna erano risparmiati. Porto franco per devozione, per i locali divenne Porto Salvo.
 
Davanti all’icona mariana posta all’incrocio di due mondi, ognuno ringraziava il suo Dio per aver trovato salvezza. Gli scampati trovavano lì cibo e bevande, ed erano tenuti a lasciarne a loro volta, per quelli dopo di loro.
 
Un cronista cinquecentesco annota che a chi avesse tentato di appropriarsi di quelle vivande, i lampedusani non avrebbero permesso di lasciare l’isola. Vi abitarono spesso eremiti, delle due fedi nemiche in mare, ma che sull’isola imparavano la pace.
 
Nella lunga storia senza nomi di questi rifugiati, nel 1606 emerge Andrea Anfossi. Catturato in un’incursione saracena nella nativa Castellaro Ligure, dunque nell’alto Tirreno, si diede lui stesso alla pirateria. Sbarcato a Lampedusa per caricare legname, tentò la fuga. Rubò dal santuario lo stendardo dipinto della Madonna di Porto Salvo e con esso si fece vela navigando su una zattera fino a casa, in Liguria.
 
Il 22 settembre 1848 il primo governatore borbonico arrivato a Lampedusa segnò con una processione al santuario l’inizio della vita civica. E in questa data oggi si festeggia la Vergine patrona, venerata non a caso anche a Rimini e Novi Ligure. Oltre che in Argentina, dove ha seguito i percorsi degli emigranti lampedusani. L.D.
 
 
LINOSA, L’ALTRA META’ DELL’ARCIPELAGO
 
Le isole Pelagie, cioè isole d’alto mare, comprendono oltre a Lampedusa la più piccola Linosa e lo scoglio di Lampione. L’altra metà abitata dell’arcipelago è ad un’ora di nave dall’isola maggiore. Lì sono in attesa del parroco, ed è grazie a don Giuseppe Coppola, 31 anni, amministratore parrocchiale, che i linosani non si sentono dimenticati. Fino al settembre 2001 assicurerà lui la continuità pastorale (oggi il parroco è don Giovanni Fragapane, ndr).
 
I suoi parrocchiani non hanno aeroporto, né acqua, come invece a Lampedusa: dipendono dalla nave e dal dissalatore. Di tanto in tanto s’incontra con padre Leo, parroco a Lampedusa. Ma “soprattutto d’estate -dicono- perché d’inverno si rischia di restare bloccati”. Finora non è stato possibile neppure riunire le due comunità per un progetto comune.
 
Con don Giuseppe parliamo al telefono. A Linosa neppure noi siamo riusciti ad arrivare nei giorni della nostra trasferta, per il mare grosso e lo sciopero degli autotrasportatori di carburante. Don Giuseppe non nasconde la sua delusione per l’incontro mancato: “qui ci vuole molta forza di volontà, ma si trovano grandi soddisfazioni. La nostra è una comunità di 400 persone, oltre la metà anziani, con 40 ragazzi tra elementari e medie. Ci vuole tempra a vivere come i linosani, costretti a spendere per la salute e gli studi dei figli fuori dell’isola tutto quello che s’è guadagnato d’estate con il turismo. E a lungo senza un sacerdote fisso, cioè senza cresime e comunioni.
 
Per la prima volta a Natale scorso nella nostra parrocchia di San Gerlando abbiamo preparato una veglia di Natale. E a luglio abbiamo festeggiato la Madonna del mare. I giovani vorrebbero immaginare il loro futuro a Linosa: si incontrano in oratorio. E lì perfino gli studenti fuori sede ad Agrigento di tanto in tanto vengono a provare i canti insieme.
 
Speriamo di preparare altrettanto bene questo Natale, con novene all’aperto e doni agli anziani. È importantissimo per tutta la comunità: un corpo solo che, mese dopo mese, affronta in simbiosi le feste liturgiche e le vicende di ogni famiglia. È una questione di vita”.

di Laura Delsere

Ultimo aggiornamento di questa pagina: 17-GEN-11
 

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