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San Floriano a Illeggio (Udine)
Un museo della cristianità all‘ombra delle montagne


Con 400 abitanti, a più di 700 metri di altitudine, questa piccola parrocchia friulana brilla per iniziative culturali, nate anche su impulso di due sacerdoti. A sostenerle, tra gli altri, il progetto culturale della Cei e la buona volontà degli abitanti
 
“Si è periferia soltanto dove si vuole esserlo” e “non è detto che una piccola comunità abbia piccole opportunità”: sono frasi che i quattrocento abitanti di Illegio, incantevole borgo tra i monti della Carnia, nell’arcidiocesi di Udine, hanno sentito spesso ripetere dal parroco, don Angelo Zanello e dal vice parroco, don Alessio Geretti.
 
Specialmente a partire dal Grande Giubileo del 2000, quando i parrocchiani di Illegio si sono sentiti fare dai due sacerdoti più o meno questo discorso, con la stringatezza e la praticità che contraddistingue i friulani: “Vivete immersi in un grande patrimonio di storia e di arte, ma soprattutto di fede: è necessario valorizzarlo, per voi stessi e per gli altri, inventando nuove forme di missione ed evangelizzazione”.
 
Di storia e arte a Illegio - forse l’inespugnabile fortezza di Ibligo citata da Paolo Diacono a proposito della resistenza finale dei Longobardi nel nord Italia - se ne respira veramente tanta, indissolubilmente legata alla salda tradizione di fede delle popolazioni carniche. Non bastasse la splendida Pieve di S. Floriano, risalente all’inizio del IX secolo, che a 750 metri di quota svetta sul paese raccolto in basso in una conca erbosa, recenti scavi archeologici hanno rivelato il sito paleocristiano di San Paolo del IV secolo (ad oggi la più antica chiesa rurale d’Italia), una fortificazione longobarda, una piccola chiesa carolingia e i resti delle dimore medioevali dei castellani del luogo.
 
Tutti siti, tra l’altro, che sebbene rimasti coperti alla vista per secoli, si sono conservati vivi nella memoria degli anziani secondo una ininterrotta tradizione orale colorata di miti e leggende. Da tanta ricchezza è nato il Comitato di S. Floriano che, in collaborazione con il Progetto culturale della Cei, propone ogni anno delle mostre tematiche che raccolgono ad Illegio pezzi di inestimabile valore prestati da istituzioni museali italiane ed europee, dalla Galleria degli Uffizi di Firenze al Museo del Louvre di Parigi, dalla Galleria Doria-Pamphilj di Roma ai Musei Vaticani, alla Galleria statale di Tret’jakov di Mosca.
 
Per le mostre 30 mila visitatori l’anno
Dopo la mostra dedicata a S. Floriano di Lorch in Europa, nel 2004, si sono susseguite nel 2005 la mostra “Mysterium. L’eucaristia nei capolavori dell’arte europea”, nel 2006 l’esposizione legata alla figura di S. Martino di Tours, nel 2007 quella dedicata ad “Apocalisse. L’ultima rivelazione” - quest’ultima riallestita a Roma, a palazzo Venezia, dopo il grande successo ad Illegio - e, infine, nel 2008 la mostra sulla “Genesi. Il mistero delle origini”. Attualmente il Comitato è all’opera per l’allestimento della mostra dell’estate 2009 incentrata sui Vangeli apocrifi e per la preparazione di una esposizione che sarà aperta a settembre in Vaticano sui patroni d’Europa. Ogni anno, in occasione della mostra, “invadono” ben accolti in paese circa trentamila visitatori.
 
“L’iniziativa - spiega don Zanello - nasce dalla consapevolezza dell’importanza di inculturare la fede e di evangelizzare la cultura in riposta alle sollecitazioni della Chiesa italiana e diocesana, ma si prefigge l’ulteriore obiettivo di contrastare lo spopolamento delle nostre montagne”.
 
Nominati quasi contemporaneamente ai rispettivi incarichi circa dieci anni fa, don Zanello e don Geretti si occupano, con l’aiuto di religiosi salesiani, oltre che di Illegio, del duomo di Tolmezzo e delle parrocchie di Betania, Cazzaso, Fusea e Verzegnis, con una popolazione complessiva di circa 11 mila abitanti. Questa zona della Carnia, a venti chilometri dal confine con l’Austria, dopo la grande emigrazione del secondo dopoguerra e i danni del terremoto del 1976, conosce oggi (fatti salvi gli effetti della crisi economica in atto) una relativa prosperità legata alla presenza di varie industrie sul territorio, una grande cartiera, caserme e perfino di un super carcere che occupa circa 250 addetti.
 
Per ragioni di vicinanza al lavoro e per poter usufruire di maggiori servizi, in molti si sono trasferiti dai piccoli borghi di montagna verso Tolmezzo, il centro più grande della zona posto alla confluenza delle sette valli carniche.
 
Vita nuova per la gente del paese
“A volte si ha l’impressione - aggiunge don Zanello - che le persone chesi sono trasferite dai paesi, vivano qui come se non avessero mai disfatto le valigie. Quando chiedi loro di dove sono, ti rispondono il nome del paese d’origine anche se lo hanno lasciato da trent’anni e persino la loro parrocchia di riferimento rimane quella. La particolarità del nostro territorio è proprio essere una realtà -che non andrebbe disfatta - di paesi”. “Non si tratta di un fenomeno necessariamente irreversibile - interviene don Geretti - Tutto dipende dall’assicurare la vitalità dei piccoli centri edè uno sforzo che come sacerdoti cerchiamo di sollecitare e sostenere”.
 
In questa prospettiva, l’iniziativa della mostra, che ha dato vita a una piccola impresa economica, si pone accanto ad una serie di interventi per alimentare la vita quotidiana della comunità di Illegio. “La parrocchia - racconta Marzia Iob - è intervenuta con risorse proprie per evitare la chiusura della scuola materna quando i bambini del paese erano rimasti in 5 e veniva garantita solo la presenza di una maestra al mattino. Per alcuni anni, finché non è aumentato di nuovo il numero degli alunni, ho lavorato al pomeriggio nella scuola, alternando questo impegno con il lavoro nella cooperativa Nord 2000”.
 
“La cooperativa - spiega Giacomino Iob, responsabile della Nord 2000 (non c’è da meravigliarsi dell’omonimia: a Illegio, avvertono gli abitanti, si chiamano tutti Iob oppure Scarsini) - è nata nel 1992 sulla base degli incitamenti della dottrina sociale della Chiesa. L’intento della cooperativa era di offrire lavoro alle donne, anche nelle proprie case, affinché avessero motivo di restare in paese. Si sa che dove sono le donne, là si fermano le famiglie e si sostiene la vita delle comunità”.
 
La cooperativa produce lenzuola pregiate, esportate soprattutto in Stati Uniti e Gran Bretagna, per esempio nei magazzini Harrods di Londra. “La crisi
economica che ha investito per primi proprio questi paesi - racconta Giacomino Iob - ha ridotto drasticamente le nostre commesse e le lavoratrici impiegate sono passate da ventisette a due. Stiamo però perseguendo dei progetti di rilancio, a partire dalla tradizione artigianale del nostro paese in materia di ricami. La mostra estiva ci offre una buona occasione di vendita dei prodotti e di conoscenza del nostro marchio di qualità”.
 
Grazie alla tenacia di don Geretti, è rimasta aperta anche l’unica bottega di generi alimentari del paese, destinata alla chiusura per l’abbandono dell’attività da parte dell’anziana proprietaria. “Don Alessio - racconta Paola Iob che ha rilevato l’esercizio commerciale - ci ha fatto capire come fosse importante questo servizio per gli abitanti, soprattutto per i più anziani. Con un po’ di coraggio, in questi tempi non facili, io e mio marito abbiamo accettato la sfida e adesso ne siamo contenti, perché la comunità ha capito il nostro intervento e ci sosteniamo reciprocamente. Il negozio è diventato un punto di incontro, dove la gente si ferma a babà, chiacchierare, in dialetto friulano”. 
 
Una storia di parroci dediti a promuovere il territorio
Ad Illegio resiste anche l’antica latteria fondata nel 1873 da un altro parroco, don Giovanni Battista Piemonte, che fu maestro, giornalista, storico, esperto di scienze economiche, agrarie e forestali. Dedito alla promozione della sua gente, fu il primo a raccogliere documenti e testimonianze sulla storia e le tradizioni di Illegio che adesso sono diventate il patrimonio più prezioso della comunità e anche la leva per uscire dall’isolamento cui sembrerebbe condannarla lo stile di vita contemporaneo.
 
Tutte le iniziative - spiega don Geretti -, compresa la pressione per la costruzione di case popolari anche ad Illegio oltre che a Tolmezzo, hanno l’obiettivo di tenere in equilibrio la comunità, accrescendo la vitalità del tessuto sociale e invogliando le famiglie a tornare in paese. Ci auguriamo che possa essere un modello anche per gli altri paesi della zona, ciascuno secondo le sue risorse”. “Ciò che vorremmo fosse ‘esportato’ - insiste don Geretti - non è tanto lo strumento, ma il metodo:non è un’équipe a gestire la mostra, ma è tutto il paese ad essere coinvolto e si diverte un sacco”.
 
Tutti gli illegiani partecipano all’iniziativa; dagli anziani la cui memoria è stata saccheggiata per estrarre l’oro dei ricordi che ha costituito il tema dei primi allestimenti legati alle festa patronale di S. Floriano, agli adulti, impegnati nell’accoglienza e nelle più varie incombenze di falegnameria, allestimento di impianti elettrici, sartoria - “che in alcuni casi hanno fatto scoprire a loro stessi di quanta inventiva e fine sapienza artigianale fossero detentori”, interviene don Geretti. Ai giovani spetta il compito di guide: nessuno, infatti, può visitare la mostra da solo “perché non si tratta di un semplice guardare dei capolavori d’arte, ma di compiere un itinerario spirituale”. Così le guide, spiegano Benito Zanier e Lara Iob, il primo tecnico specializzato presso la cartiera, la seconda ricercatrice di matematica, si predispongono a questo compito con almeno dieci incontri di preparazione, che spaziano sui profili biblico-teologico e storico-artistico della mostra nonché su argomenti di cultura generale.
 
Al via il gemellaggio con altre parrocchie europee
“Non si tratta solo di far conoscere le opere esposte - spiega don Geretti -, ma di far riscoprire il loro codice simbolico, ormai completamente sconosciuto ai contemporanei. Il primo apprezzamento dei visitatori riguarda proprio la capacità dei nostri giovani di guidarli in questa riscoperta: non è solo una visita, dicono, ma un’esperienza di vita”. Questo impegno di tipo prevalentemente culturale e sociale, ha delle importanti ricadute a livello pastorale. “Gli effetti sono di almeno due tipi”, sintetizza don Geretti. Il primo è di tipo psicologico: “Nello scoraggiamento e nell’inedia si vive complessivamente male e anche la vita di fede ne risente.
 
Offrire, attraverso il lavoro legato alla mostra, un obiettivo e una speranza per il futuro, restituisce slancio in tutti i campi della vita, oltre a stabilire molte relazioni con persone e istituzioni che offrono occasioni di nuove attività anche per la pastorale”. Attraverso la mostra dedicata a S. Floriano, ad esempio, “abbiamo stabilito un gemellaggio con l’Abbazia di Sankt Florian in Alta Austria, luogo principale della venerazione del giovane martire durante la persecuzione di Diocleziano, così come esistono intense relazioni con la diocesi di Linz, la basilica di S. Floriano a Cracovia dove fu vicario Giovanni Paolo II e centinaia di parrocchie e chiese che onorano il nostro comune protettore”.
 
La seconda ricaduta riguarda proprio i contenuti della fede: “Attraverso il lavoro collegato alla mostra annuale - spiega don Alessio - ci si avvicina a testi, pensiamo ad esempio all’Apocalisse, che prima si conoscevano poco; diventa un’esperienza di catechesi per adulti che genera progresso nella vita di fede, prima ancora di una forma di evangelizzazione ad extra”.
 
“Oggi sono sempre più necessari dei luoghi - conclude don Alessio - capaci di fare sintesi tra passato e presente per conservare l’anima cristiana dell’Occidente. E se nei primi tempi del cristianesimo la Buona Novella si diffuse dalle città verso le campagne, nel nostro tempo saranno le periferie a riportare il Vangelo nel cuore disumanizzato delle metropoli”. D’altra parte, si è periferia solo dove si vuole esserlo.
 
scheda parrocchia
 
UNA PICCOLA PARROCCHIA CHE NON SI SENTE PERIFERIA
Parrocchia: S. Floriano martire
Popolazione: 400 abitanti
Parroco: mons. Angelo Zanello
Vice parroco: don Alessio Geretti
Territorio: Illegio è posta in una conca riparata della Valle del Bût, in Carnia, a pochi chilometri da Tolmezzo (Ud) e dal confine con l’Austria.
Chiese: in paese si trova la settecentesca chiesa dedicata alla Conversione di S. Paolo, ma la parrocchia prende il nome dall’antica Pieve di S. Floriano, risalente al IX secolo, cui si sale da Illegio con un percorso tra i boschi di trenta minuti.
Attività: a partire dal 2000, ad Illegio si svolge ogni anno una mostra tematica che propone un itinerario di fede attraverso l’arte. L’evento, realizzato con il coinvolgimento di tutti gli abitanti del paese e con il contributo del Progetto culturale della Cei, riunisce nella casa canonica opportunamente riadattata, pezzi di grande valore artistico prestati dalle istituzioni museali di tutta Europa. La mostra, aperta da maggio ad ottobre, attira circa trentamila visitatori all’anno.
 

di Chiara Santomiero

Ultimo aggiornamento di questa pagina: 20-GEN-11
 

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