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Le parrocchie della Valle di Biois, la ‘valle dei santi alle finestre‘ (Belluno)


Natale sulle Dolomiti tra i ‘santi alle finestre’
 
Quattro parrocchie ma un’unica tradizione: i dipinti sui muri delle case che dal ‘600 danno a queste vallate un aspetto particolare. Viaggio alla scoperta di comunità che vivono da sempre attorno ai loro sacerdoti
 
Fa molto freddo di solito in Val di Biois nelle settimane di Avvento. Il monte Civetta, le Pale di San Martino, la Marmolada svettano imbiancati. E ai lati delle strade mucchi di neve gelata accompagnano i visitatori per tutti i 15 chilometri di questa valle dell’alto Bellunese che, attraverso il passo di San Pellegrino, mette in comunicazione il Veneto con il Trentino.
 
Basta però addentrarsi per le strade di Cencenighe, il primo dei paesi della valle che si incontrano arrivando da Belluno, per comprendere che a tanta ‘ostilità’ climatica fa da contraltare una vivacità umana e spirituale che subito illumina ala giornata.
 
Infatti per le vie del paese si incontrano mercatini che “organizziamo in queste settimane che precedono il Natale grazie all’impegno del nostro gruppo giovanile -spiega il parroco don Lino Agostini- dove vengono offerti prodotti artigianali del luogo e oggetti regalati dai benefattori. Ilo ricavato lo destiniamo ai più poveri, anche all’estero”.
 
E se a Natale, festa dei doni per eccellenza, nella valle del Biois ci si preoccupa di chi ha più bisogno, lo stesso fanno in questo periodo tanti italiani per le tante piccole parrocchie diffuse sul territorio nazionale attraverso il sistema di sostentamento dei sacerdoti, come ci ricorda monsignor Loris Susanetto, incaricato della diocesi di Belluno-Feltre per il sovvenire: “Dobbiamo dire grazie a questo sistema, perché Roma ci trasferisce una serie di risorse per il sostentamento del nostro clero, per la pastorale e per la carità, superiore a quello che noi le inviamo. Se le parrocchie della Valle del Biois dovessero sostenersi soltanto con le offerte locali -conclude- vista l’esiguità della loro popolazione, ci sarebbero seri problemi di sostentamento per i sacerdoti”.
 
I NUOVI NATI E GESU’ BAMBINO
 
Ma essere pochi non è certo un limite per lo spirito d’iniziativa locale, soprattutto se tra questi pochi ci sono sacerdoti pieni di creatività, come don Alfredo Levis, parroco di Falcade. “Il giorno di Natale lo dedichiamo alla vita e all’unione familiare attraverso una cerimonia semplice, ma dal grande significato. Tutti i fiocchi che ad ogni nascita nel corso dell’anno le diverse famiglie hanno portato in chiesa, ai piedi del nostro Albero della vita - racconta - a Natale vengono raccolti e collocati accanto a Gesù Bambino”.
 
Non è da meno il coinvolgimento dei giovani e delle famiglie nella parrocchia di Caviola, durante la messa della notte di Natale: “sono i bambini che animano la cerimonia - racconta i parroco, don Bruno De Lazzer- portando una serie di cartelli con su scritto come affrontare il tema prescelto, cartelli che poi lasciano davanti al bambino più piccolo del paese, che rappresenta Gesù. Lo scorso anno abbiamo parlato di speranza, e di come si possono vincere i mali del mondo”.
 
“In tutto questo cerchiamo di coinvolgere i turisti - continua don Bruno- ma d’inverno è un’opera ardua, perché gli ospiti sono un po’ diversi da quelli estivi. Chi viene qui per sciare ha pochi giorni di tempo, spesso solo una settimana, e vuole divertirsi. D’estate invece è un’altra cosa. In quei mesi i turisti frequentano molto la chiesa, anche nei giorni feriali, e le escursioni in montagna ce organizzo settimanalmente, prevedendo momenti d preghiera e la messa, raccolgono fino a 60 persone per volta. D’inverno invece non siamo mai più di dieci, e tutti locali”:
 
e dopo Natale, l’Epifania. A Canale d’Agordo, il paese d’origine di Papa Luciani - tutti i rioni e le frazioni, in dialetto colmiei, organizzano un presepe a grandezza naturale. Una tradizione, quella dell’Epifania, che ha poi il suo momento culminante nella notte del 5 gennaio quando a Canale, Falcade e Caviola si dà il via alla festa dei Pavarui “fuochi accesi -come ci spiega Daniela Paolin, segretaria della pro loco di Canale e memoria storica del territorio- per far luce ai Re Magi in visita a Gesù Bambino. Probabilmente questa tradizione risale a tempi precristiani, quando questi fuochi venivano accesi per propiziare un raccolto abbondante”.
 
Ma le tradizioni che si uniscono alla spiritualità non finiscono qui. Anche perché la valle di Biois è nota anche per i suoi atrioi (capitelli votivi lungo le strade), ma soprattutto per gli affreschi a tema religioso sui muri delle abitazioni, al punto da essere nota come ‘la valle dei santi alle finestre’.
 
Un’attività pittorica, frutto dell’intensa religiosità della zona, che ebbe il suo momento di maggior sviluppo tra la metà del ‘600 e la metà dell’800.
 
SANTI DIPINTI SUI MURI DELLE CASE
 
“Questi ex voto -spiega Loris Serafini, archivista della forania della valle del Biois- rappresentano soprattutto santi, oltre alla Vergine, tra cui sant’Antonio abate, sant’Antonio da Padova e san Rocco. Ad oggi, tra Falcade, Canale e Valle Agordina, se ne conservano circa 70, alcuni raggruppati tra loro come nella cosiddetta Casa delle Regole. In questo edificio del 1640, si riunivano i capifamiglia e a maggioranza decidevano per la comunità. Si trattava insomma di una prima forma di autogoverno democratico di origine medievale, che infatti Napoleone abolì subito dopo aver occupato queste terre”.
 
Ma le ricchezza artistiche della valle non si esauriscono qui. Le forti radici cristiane della zona hanno spinto la popolazione a privarsi talora anche dell’essenziale, se necessario, pur di avere la propria chiesa, mantenerla e abbellirla. Tutto questo “in una realtà che economicamente era molto difficile, tale da costringere quasi tutti gli uomini a emigrare in cerca di lavoro - spiega don Sirio Da Corte, parroco di Canale- almeno fino alla fine degli anni ’60, quando ad Agordo e a Cencenighe sono sorti i primi insediamenti industriali”.
 
Ma questo legame della popolazione con la Chiesa fu comunque ripagato, tra ‘800 e ‘900, da figure di sacerdoti straordinariamente impegnate in campo sociale, “come don Antonio Della Lucia -spiega don Sirio- che nel 1872 fondò qui la prima latteria cooperativa d’Italia, e poi monsignor Luigi Fiori, che ai primi del ‘900 ha creato una scuola materna, una casa di riposo e alcune cooperative di consumo”.
 
Un primo esempio dei frutti dello stretto rapporto dei valligiani con le loro chiese lo si può ammirare proprio a Canale, con la parrocchiale di San Giovanni Battista. Costruita tra XIII e XIV secolo, fu eretta pieve nel 1456, per poi giungere, attraverso vari restauri e ampliamenti, all’attuale forma classica nella metà del XIX secolo.
 
Al suo interno il fonte del ‘700 in pietra e legno in cui fu battezzato anche il futuro Giovanni Paolo I e un prezioso organo del 1801, con 800 canne e 17 registri, opera del maestro artigiano di Venezia Gaetano Callido.
 
Molto più recente l’altare in legno -lo ha inaugurato Giovani Paolo II il 26 agosto 1979 per il primo anniversario dell’elezione di Papa Luciani- con scolpite scene tratte dalla vita del suo predecessore.
 
Alla metà del XV secolo risale invece l’impianto della chiesa di San Sebastiano a Falcade, sebbene l’esterno, più volte rimaneggiato, oggi sia in stile neoclassico.
 
Al suo interno, spiega Serafini, “un prezioso altare in legno a due ante mobili del ‘400, di scuola austriaca, detto Flugelaltar, e altari barocchi del ‘600, in stile tirolese-bellunese, le due culture che qui, insieme a quella aquileiese, hanno a lungo dominato”.
 
Molto antica è anche la parrocchiale di Cencenighe, Sant’Antonio abate. Costruita alla metà del ‘300, oggi mostra le forme classiche assunte alla metà del XVIII secolo. Al suo interno, l’altare maggiore in stile barocco, opera della bottega Manfroi-Costa, insieme all’altare di San Giuseppe, posto a metà della navata destra, il cui restauro, finanziato anche con fondi dell’8xmille, è terminato nei primi mesi di quest’anno.
 
HA MILLE ANNI LA CHIESA DI SAN SIMON
 
Ma il fiore all’occhiello della valle, dal punto di vista religioso e artistico, resta la piccola e splendida chiesa di San Simon, isolata tra prati e boschi, appena fuori Vallada Agordina. Dedicata ai santi Simone e Giuda Taddeo, la leggenda ne attribuisce la fondazione a Celentone, un militare che stanco della guerra nel 720 aveva abbracciato la fede cristiana, avviando la conversione degli abitanti di questi lugohi.
 
Citata per la prima volta in un documento nel 1185, dopo essere stata recentemente restaurata all’esterno (grazie anche ai contributi dell’8xmille), ora sono i suoi interni ad essere oggetto di un intenso lavoro di recupero. In particolare lo splendido ciclo di affreschi di Paris Bordone (1549) che si estendono lungo le due navate e la parete di fronte all’altare.
 
A completare tanto splendore spirituale e artistico, un Flugelaltar del 1520 e un organo, anche questo di Gaetano Callido, del 1802.
 
Ma soprattutto la consapevolezza che tutto questo si mantiene anche grazie all’opera instancabile dei sacerdoti. Aiutati anche dalle nostre offerte.
 
 
La scheda
 
LA VALLE DEL BIOIS
 
Parrocchie: Beata Vergine Immacolata a Falcade, San Pio X a Caviola, San Giovanni Battista a Canale d’Agordo, chiesa del Sacro Cuore a Vallada Agordina, Sant’Antonio abate a Cencenighe Agordino, an Tomaso a San Tomaso Agordino.
 
Popolazione: circa 5.500 abitanti
 
Parroci: don Sirio Da Corte a Vallada e Canale, don Lino Agostini a Cencenighe e San Tomaso, don Alfredo Levis a Falcade, don Bruno De Lazzer a Caviola
 
Territorio: in Veneto, al confine con il Trentino, la valle dolomitica del Biois deve il nome al torrente omonimo che l’attraversa
 
Storia: terra di confine convertita al cristianesimo, narra la leggenda, alla fine dell’VIII secolo dal pio Celentone, dopo numerose invasioni viene annessa all’impero asburgico nel 1797. territorio italiano dal 1866, nel ‘900 due eventi ne hanno caratterizzato la vota: la nascita il 17 ottobre 1912, a Canale d’Agordo, di Albino Luciani, Papa nel 1978 col nome di Giovanni Paolo I, e la rappresaglia nazista del 20 agosto 1944, che provocò 40 vittime.
 
Arte: i valligiani per secoli hanno manifestato la loro fede con gli ‘atrioi’, capitelli votivi lungo le strade, e gli affreschi di Santi sui muri delle case. Nei comuni di Canale e Vallada sono oggi catalogati 69 dipinti murali. Per questo è detta ‘la valle dei santi alle finestre’.
 
Chiese: a Vallada spicca la millenaria San Simon, la cui esistenza è documentata dal 1185, con un ciclo di affreschi di Paris Bordone (XVI secolo) sul martirio del santo. È stata restaurata anche con fondi 8xmille. A Canale la chiesa di San Giovanni Battista risale al XIII-XIV secolo, mentre a Falcade la chiesa di San Sebastiano (XV secolo) ha assunto l’attuale struttura nel ‘700. stessa sorte per Sant’Antonio abate, parrocchiale di Cencenighe, la cui architettura gotica trecentesca nel XVIII secolo è stata modificata dall’attuale struttura neoclassica.
 
 
Canale d’Agordo
 
NELLA CASA DI PAPA LUCIANI CHE PER LA SUA GENTE RESTA ‘DON ALBINO’
 
Per tutti qui resta don Albino. Conta poco, per chi vive a Canale d’Agordo, suo paese d’origine, o nel resto della Valle di Biois, che quel loro compaesano sia diventato prima vescovo di Vittorio Veneto, poi Patriarca di Venezia, e infine il 26 agosto 1978 pontefice col nome di Giovanni paolo I.
 
E a Canale, in via Rividella 8, c’è ancora la sua casa natale in cui continua a vivere il fratello Edoardo, detto Berto.
 
Qui don Albino e i suoi fratelli sono cresciuti, con accanto la madre Bortola Tancon, visto che il padre per molti mesi l’anno doveva emigrare all’estero per lavorare. Fu lei a insegnare il catechismo ai figli, tanto che spesso Albino, divenuto sacerdote, iniziava le sue omelie dicendo: “Sulle ginocchia di mia madre ho imparato…”.
 
Ma profondo fu anche il rapporto col padre, Giovanni Luciani. Di idee socialiste, Albino gli scritsse per avere il consenso ad entrare in seminario, conservando per tutta la vita nel portafogli la sua risposta: “Spero che quando tu sarai prete, starai dalla parte dei poveri, perché Cristo era dalla loro parte”.
 
Altra figura di riferimento per Albino fu don Filippo Carli, parroco di Canale. Fu lui ad indirizzarlo verso il seminario, guidandolo negli anni di studio a Feltre. Da don Carli Albino imparerà la semplicità nei discorsi. “Quando parlerai dal pulpito -era la massima di don Filippo- pensa alla vecchietta che sta in fondo alla chiesa. Ti deve capire anche lei”:
 
il Papa dei 33 giorni di pontificato, che chiuse gli occhi il 28 settembre 1978, era solito dire: “le verità della fede le ho apprese da bambino. Sono rimaste le stesse, sono sempre le stesse, e non sono cambiate da quando sono diventato prete ad ora. Ed è questa Parola di Dio, che è immutabile, che dobbiamo proclamare, non la nostra”.
 
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di Giampiero Mazza

Ultimo aggiornamento di questa pagina: 25-MAR-11
 

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